Abitare, coabitare, intrusioni, corruzioni, cambiamenti

domenica 14 Giugno 2026
ore 19:30 - 23:30

Al grande cedro del Grumello

ABITARE, COABITARE, INTRUSIONI, CORRUZIONI, CAMBIAMENTI

Riflessione sull’abitare e coabitare come irruzione, intrusione, contrasto e spinta al cambiamento.

ore 19.30 | Cortometraggi e mediometraggi

“Neighbours” (1952) è un cortometraggio diretto da Norman McLaren.

Una surreale satira antimilitarista che diverte e fa riflettere grazie ad alcune scelte drammaturgiche e stilistiche brillanti ed efficaci. Attraverso la tecnica della pixilation, McLaren realizza l’animazione di due persone in carne e ossa, una sorta di stop-motion che fa muovere in maniera meccanica i due personaggi: due uomini, interpretati da Jean-Paul Ladouceur e Grant Munro, che vivono pacificamente in due case di cartone adiacenti. Quando un piccolo fiore sboccia proprio sulla linea di confine tra le due proprietà, scoppia tra i due una faida, scatenata dal desiderio di possessione: di chi è il fiore?
La contesa sfocia in una progressiva spirale di violenza che raggiunge vertici inimmaginabili.

Norman McLaren, nato a Stirling in Scozia nel 1914, è stato uno dei pionieri del cinema d’animazione sperimentale. Nelle sue opere esplora a fondo le possibilità tecniche e linguistiche del cinema di animazione, senza dimenticare l’esigenza morale di stabilire una forte comunicazione con il pubblico. La sua filmografia conta sessantasei opere, tutte caratterizzate da un’incessante ricerca e da un implacabile rigore compositivo. Tra le tecniche da lui più studiate e utilizzate vi sono varie forme di disegno diretto su pellicola, il suono animato e quello sintetico, l’animazione di esseri umani (pixillation), di oggetti (stop-motion) o di elementi ritagliati (découpage), della pittura, la sovrimpressione alla camera ottica (slow-motion animation). È uno dei cineasti più premiati della storia del cinema: nel 1953 con Neighbours vinse l’Oscar per il migliore documentario.

“Le tentazioni del Dottor Antonio” (1962) è un episodio diretto da Federico Fellini e tratto da Boccaccio ’70, un film in quattro episodi diretti da Vittorio De Sica, Federico Fellini, Mario Monicelli e Luchino Visconti.
Ambientato in una Roma metafisica e moderna, l’episodio segue le vicende del dottor Antonio Mazzuolo, un uomo di mezza età puritano, bigotto e ossessionato dalla moralità pubblica che dedica le sue giornate a una crociata personale contro ogni forma di indecenza.
L’uomo subisce un tracollo psicologico quando, in un prato proprio davanti alle finestre della sua abitazione, viene installato un gigantesco cartellone pubblicitario che ritrae una prorompente e giunonica Anita Ekberg sdraiata in posa sensuale.
Il dottor Antonio vede in quel manifesto il simbolo del peccato supremo e della corruzione dei costumi, iniziando una battaglia burocratica e legale per farlo rimuovere.

Federico Fellini, nato a Rimini nel 1920, è stato uno dei più grandi registi e sceneggiatori italiani, celebre per il suo stile visionario e poetico. Iniziò la sua carriera cinematografica collaborando con il movimento neorealista, per poi sviluppare un proprio linguaggio fatto di sogni, ricordi e fantasia. Tra i suoi film più famosi ci sono La Dolce Vita, 8½ e Amarcord, opere che hanno segnato la storia del cinema. Nei suoi lavori racconta spesso la società italiana, mescolando realtà e immaginazione con grande creatività. Vinse numerosi premi internazionali, tra cui diversi Oscar, diventando un simbolo del cinema italiano nel mondo.

ore 21.30 | Proiezione cinematografica

“Ferro 3” (2004) è un lungometraggio del regista e sceneggiatore coreano Kim Ki Duk.

Tae-suk è un giovane che in apparenza svolge una semplice attività di volantinaggio, in realtà ama frequentare le “case vuote”, ovvero le abitazioni momentaneamente libere, prendendone possesso come se ne fosse il proprietario. Un giorno la sua bizzarra passione viene notata da Sun-hwa, donna impaurita che osserva il ragazzo mentre si aggira indisturbato in casa sua. Il titolo stesso del film rimanda al noto sport per persone facoltose, ma colto in questo caso nei suoi aspetti più modesti e dimessi: «Ho voluto io stesso – spiega il regista – che il titolo internazionale del film fosse 3-IRON. Chi gioca a golf sa che la mazza n. 3 è quella meno usata. Immaginatela infilata in una costosissima borsa da golf, usata anch’essa solo di rado. In questa immagine vedo la metafora di una persona abbandonata o di una casa vuota».

Kim Ki Duk Nato in Corea del Sud nel 1960, è uno dei registi più importanti del cinema sudcoreano contemporaneo. La sua filmografia si distingue per uno stile essenziale con immagini fortemente simboliche e una narrazione spesso affidata più ai silenzi che ai dialoghi. Nei suoi film ricorrono temi come la solitudine, il dolore, il desiderio, la spiritualità e la violenza umana. Tra le opere più celebri si ricordano Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera, Ferro 3 – La casa vuota e Pietà, che vinse il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia.


A serata, tre modalità di partecipazione
Cortometraggi e mediometraggi ore 19,30 – 8 €
Lungometraggi ore 21,30 – 10 €
Ingresso a tutte le proiezioni – 15 €

Prenotazione obbligatoria

Aperitivo dalle 17,30 alle 20,30 a cura di 125 Lake Como (prenotazioni +39 031 572819)
non incluso nel biglietto

In caso di cattivo tempo le proiezioni e l’aperitivo si terranno dentro la Villa
Si ringrazia Circolo Arci Xanadù per l’assistenza tecnica

Eventi nell’ambito del progetto pluriennale Ecotonalità. Humanities con il contributo di Fondazione Cariplo

Non è possibile prenotare per questo evento. Evento al completo.

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