In the mood for love

domenica 22 Giugno 2025
dalle 19.00

dalle 19.00
Aperitivo a cura di Pris Food&events

ore 19.30
Cortometraggi
It heat hit di Laure Prouvost
Isole di fuoco di Vittorio De Seta
Türelem di Lazlo Nemes
Lichtspiel opus I di Walter Ruttmann
Jeux de reflets et de la vitesse di Henri Chomette
Jamestown baloos di Robert Breer

ore 21.30
Proiezione cinematografica
Lungometraggio
In the mood for love
di Wong Kar-Wai

Schede film

“It heat hit” (2010) è un cortometraggio sperimentale di Laure Prouvost. Presentato in numerosi festival internazionali, tra cui il Festival Internazionale del Film di Rotterdam, il film immerge lo spettatore in un vortice sensoriale dove linguaggio, suono e immagine si fondono in una trama percettiva ambigua e mutevole. Attraverso un montaggio rapido e straniato, Prouvost esplora la fragilità della comunicazione e la tensione tra parola e significato. Le frasi si spezzano, si confondono, si sovrappongono alle immagini, generando una pluralità di interpretazioni che sfuggono al controllo logico. La visione si fa esperienza instabile, dove ciò che viene detto e ciò che viene visto si rincorrono senza mai coincidere del tutto.

Laure Provost è un’artista e videomaker francese, formata al Central Saint Martins e al Goldsmiths College di Londra. Crea installazioni poetiche dove le immagini abbandonano gli schermi per incontrare il pubblico attraverso oggetti, sculture e materiali. Il suo linguaggio suggerisce con delicatezza valori a lei cari: la celebrazione della vita e delle sue trasformazioni, la fluidità di tutto ciò che ci lega come esseri umani, ai nostri simili, ai predecessori, agli ambienti che abitiamo. Vincitrice del Turner Prize nel 2013, ha rappresentato la Francia alla Biennale di Venezia nel 2019.

“Isole di fuoco” (1954) è un documentario di Vittorio De Seta. Girato sull’isola di Vulcano, il film apre su una mattina d’inverno: il mare batte sulle rocce, gli uccelli fischiano nel silenzio, i vapori solforosi emergono dalla terra. Attraverso uno sguardo attento e contemplativo, De Seta cattura la vita quotidiana dei pastori e delle donne che abitano l’isola, in un equilibrio precario con la forza primordiale del vulcano. La natura domina ogni gesto, ogni suono: il rombo profondo della montagna, il fumo che sale al cielo e la luce improvvisa di un lampo che segna il momento della fuga, anticipando il possibile scatenarsi della natura.

Vittorio De Seta è un regista e sceneggiatore italiano, attivo dagli anni Cinquanta del secolo scorso fino agli inizi degli anni duemila. Considerato il padre del cinema documentario italiano, i documentari che realizza negli anni 1950, ambientati prevalentemente in Sicilia e Sardegna, descrivono con potente espressività i modi di vivere del proletariato meridionale.  Tra questi, il documentario “Isola di fuoco”, ambientato nelle isole Eolie, viene premiato come miglior documentario al Festival di Cannes del 1955.

“Türelem (2007) è un cortometraggio diretto da László Nemes, ambientato durante la Seconda guerra mondiale. In un unico piano sequenza di tredici minuti, la macchina da presa segue da vicino una giovane donna in un ufficio, intenta a scrivere, archiviare, ordinare documenti. Attorno a lei, solo silenzio e gesti minimi; tra le mani, una pietra preziosa ricevuta da un uomo – forse un amante. Il formato rigoroso in 4:3 e il punto di vista costantemente aderente alla protagonista isolano lo spettatore, sospendendolo in un tempo chiuso e in uno spazio che sembra autosufficiente. Ma è solo un’illusione. Quando un rumore lontano spezza la quiete e la donna si affaccia alla finestra, anche lo sguardo della cinepresa si distacca, aprendosi su un orrore fino a quel momento invisibile.

László Nemes è un regista e sceneggiatore ungherese. Dopo aver studiato cinema a Parigi e collaborato con Béla Tarr, debutta alla regia con Il figlio di Saul (2015), vincitore del Grand Prix a Cannes, dell’Oscar e del Golden Globe come miglior film straniero. Nel 2018 dirige Tramonto, ambientato nella Budapest prebellica, confermando il suo interesse per la storia e le sue zone d’ombra.

Lichtspiel Opus 1” (1921) è un cortometraggio d’animazione astratta diretto da Walter Ruttmann.  Considerato uno dei primi film di animazione astratta della storia del cinema, l’opera è composta da forme geometriche fluide, archi di luce, cerchi e linee che si susseguono in un montaggio ritmico, in dialogo con una colonna sonora sinfonica. Realizzato dipingendo direttamente sulla pellicola, trasforma lo schermo in una superficie in movimento continuo, dove luce e colore diventano materia espressiva autonoma. Non c’è narrazione, non c’è figura: solo pulsazione, trasformazione, ritmo visivo. L’immagine non racconta, ma evoca, suggerisce e si accorda con la musica.

Walter Ruttmann è un regista e artista tedesco, tra i pionieri del cinema astratto e sperimentale europeo. Formatosi come pittore e architetto, Ruttmann ha applicato i principi dell’arte visiva al linguaggio cinematografico, creando opere che esplorano il movimento, la luce e la musica visiva. È noto per i suoi cortometraggi astratti della serie Opus e per il celebre documentario urbano Berlino – Sinfonia di una grande città (1927), considerato un capolavoro del cinema muto. La sua ricerca formale ha influenzato profondamente l’avanguardia visiva del Novecento, anticipando il linguaggio del videoclip, del cinema pubblicitario e dell’arte video contemporanea.

“Jeux de reflets et de la vitesse” (1925) è un cortometraggio d’animazione diretto da Henri Chomette. Privo di una trama convenzionale, il film si compone di immagini astratte e manipolazioni ottiche che esaltano la luce, i riflessi e il ritmo del movimento. Chomette teorizza un “cinéma pur” in cui l’immagine si libera dalla narrazione per esplorare la forma visiva come linguaggio autonomo. Il montaggio rapido e creativo, insieme all’uso innovativo dei riflessi, costruisce una sinfonia ottica che trascina lo spettatore in un’esperienza ipnotica.

Henri Chomette è un regista e teorico francese attivo negli anni Venti, associato al movimento del “cinéma pur”, che cercava di emancipare il cinema da letteratura e teatro per esplorarne le qualità intrinsecamente visive. La sua filmografia include opere come Jeux des reflets et de la vitesse (1925) e Cinq minutes de cinéma pur (1926), un ulteriore passo nella sua ricerca di un cinema puramente visivo. Le sue opere sono state acquisite da importanti istituzioni, come il Centre Pompidou, e continuano a essere studiate per il loro contributo all’evoluzione del linguaggio cinematografico.

“Jamestown Baloos” (1957) è un cortometraggio d’animazione underground diretto da Robert Breer dove immagini disegnate, fotografie e riprese dl vero si alternano e si sovrappongono, dando vita a una sequenza visiva frammentata e irregolare. Breer costruisce un collage di momenti apparentemente scollegati: un uomo seduto in una stanza, oggetti comuni, gesti quotidiani, frammenti di paesaggi e di corpi in movimento. È un collage in movimento, un diario visivo che si ricompone e si frantuma sotto gli occhi dello spettatore

Robert Breer è un artista e cineasta sperimentale statunitense, noto per il suo approccio innovativo e non convenzionale al cinema d’animazione e alla scultura cinetica. I suoi film, tra cui “Recreation” (1956) e “A Man and His Dog Out for Air” (1957), sono caratterizzati da una successione di immagini frenetiche e disordinate che sfidano il concetto tradizionale di narrazione. Parallelamente, Breer ha creato le sue “Floats”, sculture in movimento che sembrano sfidare la gravità e si muovono lentamente, seguendo logiche imprevedibili.

In the Mood for Love” (2000) è un lungometraggio diretto da Wong Kar-Wai ambientato nella Hong Kong degli anni Sessanta. Una coppia scopre qualcosa che cambierà per sempre le loro vite, costringendoli a spingersi oltre la soglia, in un tempo parallelo nel corso del quale i ruoli si scambiano, i volti si sovrappongono e le vicende si immaginano. In questo spazio claustrofobico liminare, quasi tutto il film è girato in interni, realtà e finzione si intrecciano, il possibile prende forma e reclama il proprio spazio. Il film esplora il desiderio, la solitudine e il rimpianto, mettendo in luce la lotta interiore dei protagonisti, che si trovano a fronteggiare il confine sottile tra ciò che è e ciò che avrebbe potuto essere.

Wong Kar-Wai è uno dei registi più acclamati e influenti del cinema contemporaneo. Il suo stile è caratterizzato da una forte componente estetica, con una fotografia ricca di colori vibranti e composizioni stilizzate, spesso a cura del direttore della fotografia Christopher Doyle. Tra i suoi film più noti vi sono “In the Mood for Love” (2000) e “Chungking Express” (1994), che racconta storie di solitudine urbana.

Prenotazioni

A serata, tre modalità di partecipazione con aperitivo incluso:

  • Cortometraggi – euro 12
  • Proiezione cinematografica – euro 12
  • Cortometraggi e proiezione cinematografica – euro18

Prenotazione obbligatoria per tutte le attività

Si ringrazia Circolo Arci Xanadù
Aperitivo a cura di Pris food&events

Accesso al parco solo pedonale.
Parcheggio Serra del Grumello, da via Bignanico, Como

 

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