Al grande cedro del Grumello
PRIGIONIE: ABITARE SPAZI DEL CONTROLLO
Riflessione sullo spazio come dispositivo di controllo, che invade i personaggi, che li ingessa.
ore 19.30 | Cortometraggi e mediometraggi
Al grande cedro del Grumello
PRIGIONIE: ABITARE SPAZI DEL CONTROLLO
Riflessione sullo spazio come dispositivo di controllo, che invade i personaggi, che li ingessa.
ore 19.30 | Cortometraggi e mediometraggi
“Living” (1971) è un cortometraggio di Frans Zwartjes che fa parte della serie Home Sweet Home, in cui vengono esplorate le varie stanze della casa del regista, all’epoca nuova, all’Aia.
In Living uomo, donna e macchina da presa si relazionano tra loro e con lo spazio di un appartamento in gran parte vuoto in una crescente tensione.
Zwartjes interpreta il ruolo principale nel film, ma allo stesso tempo manovra la macchina da presa, che punta verso di sé tenendola in mano.
La tecnica di Zwartjes di filmare a mano senza guardare attraverso il mirino – e in questo caso senza poter guardare attraverso di esso – con movimenti rapidi ma fluidi raggiunge qui la sua perfezione.
Il film è stato girato con un obiettivo grandangolare estremo che distorce fortemente l’ambiente circostante e le persone. Queste ultime si muovono freneticamente e irrequiete per la casa; l’atmosfera è quella di un incubo.
Frans Zwartjes Nato nei Paesi Bassi nel 1927, è stato un importante regista del cinema sperimentale europeo. Iniziò la sua carriera nelle arti visive e portò nel cinema una ricerca fortemente personale e anticonvenzionale. I suoi film, spesso girati in bianco e nero e con budget ridotti, esplorano il rapporto tra corpo, identità, desiderio e rappresentazione, attraverso immagini frammentate e atmosfere stranianti. Più che raccontare storie tradizionali, Zwartjes costruiva esperienze sensoriali e psicologiche, vicine alla performance artistica. Il suo lavoro ha influenzato generazioni di autori dell’avanguardia cinematografica.
“One Week” (1920) è un cortometraggio dell’attore, comico e regista Buster Keaton.
La storia narra di una coppia di novelli sposi che riceve in regalo di nozze una casa prefabbricata. Le istruzioni descrivono come assemblare la casa assemblando i materiali contenuti in casse numerate. Un pretendente respinto, però, rinumera segretamente le casse, e il risultato è una struttura sbilenca con pareti girevoli, elementi della cucina all’esterno e porte del piano superiore che si aprono sul vuoto.
Buster Keaton Nato negli Stati Uniti nel 1895, è stato uno dei più grandi protagonisti del cinema muto e una figura fondamentale della storia della comicità cinematografica. Soprannominato “The Great Stone Face” per la sua celebre espressione impassibile, costruì uno stile unico basato su gag visive, precisione tecnica e straordinarie acrobazie eseguite spesso senza controfigure. Iniziò nel vaudeville prima di passare al cinema, dove sviluppò una comicità capace di unire umorismo, malinconia e invenzione visiva.
“World Of Glory” (1920) è un cortometraggio di Roy Andersson.
Si apre con una sequenza shock: un gruppo di persone nude, appartenenti a diverse fasce d’età, viene forzato a entrare in un camion che viene poi sigillato e utilizzato per soffocarli con i gas di scarico. Questo atto di barbarie burocratizzata avviene sotto lo sguardo indifferente di una folla di testimoni borghesi, vestiti in modo formale, che osservano la scena con una passività agghiacciante, suggerendo una riflessione sulle atrocità storiche e sulla complicità collettiva.
Dopo questo prologo brutale, il film si sposta su un protagonista senza nome, un rappresentante di commercio che si rivolge direttamente alla macchina da presa, guidando lo spettatore attraverso i vari aspetti della sua vita quotidiana e professionale.
Il contrasto tra l’orrore della scena iniziale e la banalità della vita del protagonista è il fulcro del film: la “gloria” del mondo citata nel titolo è un’ironia amara su una società che ha rimosso la memoria della propria violenza per rifugiarsi in un conformismo grigio e deprimente.
Andersson utilizza lo humor nero e l’estetica del quadro vivente per mostrare come la colpa storica e l’insignificanza del presente siano intrecciate, culminando in un senso di soffocamento spirituale.
Roy Andersson Nato in Svezia nel 1943, è uno dei registi europei più riconoscibili del cinema contemporaneo. Ha sviluppato uno stile inconfondibile basato su inquadrature fisse, composizioni rigorose, recitazione volutamente straniata e un umorismo malinconico e surreale. Nei suoi film osserva la condizione umana con ironia e compassione, mettendo in scena personaggi ordinari immersi in situazioni assurde, spesso sospese tra quotidianità e riflessione esistenziale. Il suo cinema trasforma il grottesco in una riflessione poetica sull’esistenza.
Ha raggiunto il riconoscimento internazionale con opere come Canzoni del secondo piano e Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, vincitore del Leone d’Oro a Venezia.
ore 21.30 | Proiezione cinematografica
“Parasite” (2019) è un lungometraggio del regista e sceneggiatore sudcoreano Bong Joon-ho.
Il film è un thriller/commedia dark che segue le vicende del giovane protagonista Ki-woo Kim e della sua famiglia, che vive col sussidio di disoccupazione in un piccolo e sudicio appartamento seminterrato.
Quando Ki-woo subentra in veste di tutor di inglese per la figlia di una ricca famiglia, i Park, in poco tempo tutta la famiglia Kim si ritrova a lavorare e a introdursi sempre più nella routine dei Park, come un parassita in un organismo estraneo.
Gli assurdi avvenimenti e inganni che portano a questa situazione diventano spunto di importanti riflessioni politico-sociali che rivelano una cruda verità sulla crisi economica e sulla crisi identitaria dell’uomo moderno, resa evidente dal contatto brusco di due famiglie afflitte da una disparità socio-economica non indifferente.
Le abitazioni stesse delle due famiglie, un seminterrato e una villa, diventano il riflesso evidente di stili di vita e modi di pensare differenti.
Bong Joon-ho Nato in Corea del Sud nel 1969, è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico tra i più importanti nel panorama sudcoreano contemporaneo.
La sua filmografia si caratterizza per l’enfasi di temi sociali, raccontati attraverso diversi generiche spaziano dalla commedia, al thriller, dall’azione, all’horror per arrivare perfino all’animazione.
Il riconoscimento del suo lavoro è arrivato in particolare con il suo film Parasite (2019) per il quale ha ricevuto la Palma d’oro al Festival di Cannes, il Golden Globe al miglior film e quattro Oscar: miglior sceneggiatura originale, miglior regia, miglior film internazionale e miglior film.
A serata, tre modalità di partecipazione
Cortometraggi e mediometraggi ore 19,30 – 8 €
Lungometraggi ore 21,30 – 10 €
Ingresso a tutte le proiezioni – 15 €
Prenotazione obbligatoria
Aperitivo dalle 17,30 alle 20,30 a cura di 125 Lake Como (prenotazioni +39 031 572819)
non incluso nel biglietto
In caso di cattivo tempo le proiezioni e l’aperitivo si terranno dentro la Villa
Si ringrazia Circolo Arci Xanadù per l’assistenza tecnica
Eventi nell’ambito del progetto pluriennale Ecotonalità. Humanities con il contributo di Fondazione Cariplo

Le prenotazioni per questo evento sono chiuse
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